Il Maestro di solfeggio: lo spot

– C’era una volta…

– Un re!

– Ma no… C’era una volta…

– Un pezzo di legno!

– Ma… No, che c’entra? No, no, questa storia è diversa! C’era una volta Il Maestro di Solfeggio!

– Il Maestro di Solfeggio? E proprio così pomposamente lo devi dire? E che storia sarà mai…

– Ascolta…

Do, re, mi, fa, sol, la, si do, si, la sol, fa, mi, sostien la voce e non stonar! Riprendi fiato e non strillar! Su, via, no, non va mal, ricominciando, meglio andrà. Quando ascendi rinforza il suon, e discendendo l’addolcirai, attenzion!”

– Ma… Che mi sta a significare, che il solfeggio c’entra con la lezione di canto?

– Eh sì, mi sta proprio a significare che il solfeggio ha a che fare con il canto!

– No, ma scusa, l’hai visto il sondaggio? E ora chi glielo dice a tutti questi che hanno scritto che il solfeggio viene prima della musica, che si potrebbe fare qualcosa di diverso…

– Eh mica glielo diciamo noi! Gli diciamo di guardarsi “Il Maestro di Solfeggio”. E noi ce ne andiamo a pranzo. Ti sta bene così?

– Mi sta bene sì! Tanti saluti!

Il Maestro di Solfeggio: prossimamente sui vostri monitor!

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I “poteri magici” del fare musica: troppa politically correct in giro?

Mi sono un po’ stancata di ricevere articoli entusiasti che esaltano la musica come qualcosa di magico che favorisce lo sviluppo di un sacco di capacità e qualità e questo è un ottimo motivo per studiare musica, iscrivere i propri figli a scuola di musica e incentivare l’attività musicale… Il che naturalmente è verissimo, e il fatto che ci siano molti studi che lo confermano ci rende felici felici.

Però…

Non viene il dubbio anche a voi che si dovrebbe pensare anche al “come” si fa questa musica? Come viene proposta e/o come viene vissuta/percepita da chi la fa? Perché sicuramente la musica sviluppa aree del cervello e connessioni neuronali particolari- e un sacco di altre cose- ma se l’allievo ha la testa nel pallone, nel gioco del tablet o nella morosa, sviluppa poco… E se chi la fa fare propone attività ripetitive e noiose, o si porta in aula le proprie frustrazioni, alimenta poco… Chi vi sopravvive ha un suo interesse e una propria resilienza, chi non ce l’ha si dedicherà presto-presto al pallone/tablet/morosa… Sapevatelo (come si dice per fare gli spiritosi)!

In ogni caso: continuiamo a insistere perché la musica si faccia e si faccia bene e insegniamo a proporla bene (che non si fraintenda il messaggio).

Buona continuazione d’estate!

Musicoteatrando

Molto spesso le manifestazioni musicali-teatrali realizzate all’insegna della leggerezza, suscitano al tempo stesso una forma di “ilarità che dà benessere” mista ad ammirazione per l’abilità dai musicisti-cabarettisti, più che nella tipica forma concertistico-virtuosistica.

Significa che il concerto così come lo conosciamo sta scomparendo? Sicuramente no, rimane una forma affascinante di ascolto dal vivo che mantiene una sua ritualità, il legame con i luoghi -le sale da concerto o i teatri- che inducono facilmente a prepararsi in un certo modo (non necessariamente in abito da sera, ma magari l’accessorio o il trucco più curato, anche sopra i jeans) e a respirare un’atmosfera particolare.

Tuttavia le forme di esibizione musicale teatral-cabarettistica che non sono di per sé dei concerti nel senso stretto della parola, proprio per il fatto di essere teatro, ironia, riferimento ad altre forme di spettacolo, si concedono una leggerezza particolare, a tratti quasi clownesca, spingendo gli artisti ad esibirsi in forme appunto “spettacolari” nel loro virtuosismo, che non è più solo musicale-strumentale, ma esibizione artistica in cui l’uso del corpo assume significati completamente diversi da quello puramente legato ad ottenere una certa qualità di suono, o un determinato effetto strumentale/musicale. La comunicazione col pubblico si fa immediata, accattivante, passa anche attraverso lo sguardo ammiccante, il sorriso, l’uso meno standardizzato degli strumenti, che diventano veri e propri oggetti di scena, attrezzi teatrali.

Tutti spunti che, senza voler arrivare a siffatte abilità, potrebbero dare moltissime idee a quegli insegnanti di strumento che invece preferiscono reiterare modalità di esibizione pubblica estenuanti (quali le cinque ore di saggio finale di molte scuole di musica).

Ma anche possibilità per divertirsi un po’ di più sia a lezione che nel suonare davanti agli altri…

Maestri di questo tipo di spettacolo sono gli artisti del famoso ensemble “Banda Osiris”, oppure i PaGAGnini.

In questi giorni gira su facebook un video in cui le attrici-musiciste sono quattro donne. Non ho un riferimento preciso, se non il link riportato qui di seguito. Una condivisione si trova anche sulla pagina facebook MarinaCallegari Musicistinsegnanti.

Buona visione!

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