Personaggi-guida e ambientazioni

 

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Eccomi qui nei panni di Clown-Lola, il personaggio che mi ha sostituita nella prima parte degli incontri a Treviso a causa di un fantomatico problema con i treni. Le corsiste sono state al gioco e per un’ora e mezza hanno partecipato attivamente, costrette a capire cosa dovevano fare interpretando i gesti della “supplente”, che non ha parlato quasi mai: si è concessa solo un “Clown Lola: oui il est moi” e poco altro (con una vocina stridula che ve la raccomando 😀 ).

L’uso di un personaggio-guida o di un’ambientazione non sono certo un’idea nuova. Soprattutto con i più piccoli questo dispositivo didattico consente una piena adesione al gioco simbolico e una partecipazione affettivo-emotiva che gli consente di calarsi nei panni dei personaggi, vivere insieme a loro le diverse avventure che gli accadono,  aiutarli, imitarli.

Gli esempi non mancano.

Ho conosciuto un sarto che fra le diverse avventure che propone una volta ha coinvolto i bambini di una scuola dell’infanzia nella ricerca della propria valigia piena di stoffe, raccontando loro di viaggi in paesi esotici per trovare la lana dei cammelli o delle pecore più pregiate, a cui si “fa la barba”. L’esperienza tattile e sensoriale al ritrovamento del bagaglio, era intrisa di tutte le conoscenze passate mediante i racconti. Un’esperienza unica e coinvolgente su un tema generalmente non affrontato a scuola: le stoffe!

Sarete anche voi a conoscenza del metodo simultaneo dell’Istituto Comprensivo Trescore Cremasco  pensato per l’apprendimento della letto-scrittura nei primi dieci-quindici giorni della prima classe elementare. Il racconto di una storia consente di svolgere diverse attività, comprese attività musicali, che introducono i bambini nel magico mondo delle parole e delle lettere che le compongono.

E che dire di quelle educatrici di nido che scelgono un’ambientazione per far giocare i loro cuccioli con i colori e i suoni, anche fantastici? Ricordo un’aula che nel giro di un mese è stata decorata con i colori del bosco (l’ambientazione scelta in quell’occasione), fogli e rami, disegni di animali; bottiglie e lattine appese e mosse dal “vento” fatto dai bambini, suoni vocali lanciati in un tunnel creato con giochi di plastica. Dopo qualche mese si lavorò invece all’ambientazione mare, ricreando colori e suoni di un luogo più aperto e solare. Analogamente, la vicina sezione dell’infanzia propose ai bambini anche suoni che evocano il rumore delle onde, riempendo i palloncini con la pastina, realizzando suoni del sole con triangolo e sonagli, mentre nel bosco erano apparsi legnetti  e fantasiosi tamburi della famiglia degli orsi.

I testi di didattica strumentale sono ricchi di personaggi-guida che illustrano passo-passo le nuove cose da apprendere o dove l’ambientazione invita a realizzare le attività (esempi: Thompson, Piano course, vol. I; Simoni, La tastiera incantata).

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Il mio preferito è il testo di Cristina Citterio, Al pianoforte senza le note, New media edizioni didattiche, 2006, nel quale il draghetto SolDo esplora lo strumento nelle diverse possibilità dinamiche, ritmiche, e le altezze, ponendo le basi per un percorso successivo più tradizionalmente inteso.

E Clown Lola?

Non si rivolge direttamente ai bambini, ma potrebbe anche farlo, o essere sostituito da un personaggio che meglio vi confà.

Clown Lola ha un trucco che evidenzia gli occhi e la bocca, potendo così porre in primo piano le espressioni mimico-facciali, necessarie per farsi capire.* Viene utilizzata quasi esclusivamente la CNV (Comunicazione non verbale): il che consente alle corsiste di partecipare attivamente, obbligandole a una grande attenzione e al silenzio (se sapete cosa significa lavorare con 30 maestre, mi capite) 🙂 !

Scherzi a parte, la possibilità di evitare la parola, favorisce la compartecipazione, anche affettivo-emotiva, in quanto tutto sommato fare le cose insieme a un clown è piuttosto divertente, anche se si lavora sodo!

Clown Lola saluta dicendo “HOLA!” (in effetti lo spagnolo le gusta muchísimo), fa fare la ola e quando si calma o termina qualcosa dice sempre “Oh, là!”…  E il gioco con le assonanze -e quel che ne deriva- potrebbe continuare: è questo gioco che ha dato origine al nome (ha il copyright, quindi vietato copiare!), come si usa fare spesso nei giochi di parole e nel teatro comico.**

Clown Lola ha portato le corsiste ad esplorare vari aspetti della musica: provare a cantare la stessa canzone con diverse emozioni (quindi interpretare utilizzando inconsciamente le “regole” musicali -simili a quelle del linguaggio verbale- legate a: agogica (velocità), dinamica (volume), uso di pause, timbro, scansione più o meno chiara delle parole/sillabe, etc.); ritmo (velocità, pulsazione in alternanza suono silenzio, cellule ritmiche semplici -utilizzando solo le suddivisioni del tempo semplice in rapporto 1:2); altezze (suoni alti/bassi; che salgono e scendono); intervalli (solo due: una terza maggiore discendente, ricavata dalla pubblicità della Ricola e quindi ben presente nell’immaginazione sonora di tutte, e una quinta ascendente: intervalli molto differenti, per lavorare così sul contrasto percettivo e favorirne la differenziazione). Attività di esecuzione per imitazione (cioè mediante l’oralità), di simbolizzazione, lettura e riconoscimento all’ascolto. Le coreografie sulle danze (due brani tradizionali USA col “mixer”, cioè il cambio partner), apparentemente solo ricreative, contenevano cellule ritmiche e consentivano di interiorizzare la forma basata su ripetizioni e contrasti.

Un “modo di fare” tipico delle attività proponibili ai più piccoli, ai quali non chiediamo di capire, ma semplicemente di giocare immersi nella situazione e di fare in modo da appropriarsi in maniera inconsapevole delle strutture di un linguaggio che verrano poi gradualmente esplicitate quando saranno più avanti, cioè avranno le capacità cognitive adeguate per farlo e anche la motivazione più indirizzata a divenire protagonisti della propria conoscenza. Ma di questo -affrontato nella seconda parte del corso- parlerò un’altra volta. Forse.

E con questa promessa incerta vi saluto e come farebbe Clown Lola:

Hola!

oooooooooola

Oh, là!!!!!!!!!

 

*: per il trucco e i consigli ringrazio moltissimo Monica Zuccon.

**: per gli spunti sulla costruzione del personaggio e le modalità di lavoro del teatro comico ringrazio moltissimo Domenico Lannutti.

Grazie Roma…

Ok, il titolo non è originale, ma desidero ringraziare pubblicamente tutti coloro che si sono adoperati per l’organizzazione e la buona riuscita del corso che si è tenuto ieri a Roma, e tutti i partecipanti, davvero attivi e interessati, che hanno reso agevole il lavoro di noi formatori.

So già che dimenticherò qualcuno, ma in quest’occasione tutto lo staff della Progetti Sonori si è adoperato moltissimo. Ringrazio quindi Giulia, Elisa e Annamaria, che si sono occupate di molte cose; Emanuele, Giulio e Lanfranco -il boss- che ho avuto il piacere di conoscere personalmente, la cui accoglienza, generosità e simpatia avevo già potuto apprezzare telefonicamente ma vis á vis è indescrivibile.

Tutti coloro che hanno consentito lo svolgimento del corso presso una sede bellissima! Qui potete ammirare uno scorcio del pavimento e del soffitto della sala dove abbiamo lavorato, protetti da lastre, e lo scalone d’ingresso: che ne pensate?

E i nostri corsisti, dei quali certamente mi sfugge qualche nome, in questo momento, ma in ordine sparso direi Arianna, Cristiana, Marzia, Giampiero, Felice, Santo, Simona, Sara, Sara, Andrea, Elena, Sonia, Maria Luisa, … Sì, lo so, mancano quei tre nomi che ho sulla punta della lingua, ma ben presenti i vostri volti sorridenti..  Spero di riuscire a farmi perdonare con qualche scatto in cui siete all’opera.

E naturalmente Gaetano, coautore e conduttore di molta parte di questo corso, ben costruito, armonizzato e guidato in modo efficace.

Come sempre in queste occasioni, la ricchezza dell’esperienza va oltre i contenuti proposti  e si ritrova nell’esperienza viva, fatta di persona da chi partecipa, nell’occasione di riprendere confidenza con il proprio corpo, le proprie emozioni e poterle condividere, insieme a dubbi, incertezze, difficoltà concrete che si incontrano nel fare scuola quotidiano. Ma anche insieme ad esperienze belle, ai propri alunni che sono la vera ricchezza di questo lavoro.

In ordine sparso direi che alcuni aspetti focali emersi possono essere riassunti nei seguenti punti:

  • in un corso di formazione, così come nella lettura di guide didattiche, posso arricchirmi di spunti pratici e prospettive, in qualche caso -come in questo- supportati anche da sostegni teorici seri e ormai appartenenti alla pedagogia musicale. Tuttavia sono sempre io a dover mediare con la realtà scolastica in cui opero, e per farlo dovrà chiedermi: è possibile per me, oggi, con questi gruppi di allievi proporre alcune di queste attività? Quali? Come (nello stesso modo o variandole, e in questo caso, come e perché)? Insomma: alla programmazione didattica non si può sfuggire, non ci sono scorciatoie: deve farla proprio l’insegnante!
  • A proposito di programmazione: d’accordo, poi si deve scrivere in “pedagogese”, ma non è molto più semplice utilizzare le domande chiave chi, cosa, come, quando, perché, dove (di questo avevo già parlato un po’ anche qui)?
  • Le possibilità che offrono le cosiddette attività espressive, non solo a livello disciplinare, ma anche come strumento metodologico, sono infinite, e consentono a molti allievi di esprimersi con modalità diverse dal mero nozionismo richiesto ancora troppo spesso. Ciò non toglie la necessità di dover insegnare anche nozioni:  i nostri giochi musicali, banalmente, possono servire a imparare a definire la velocità, la dinamica, le altezze… Ma le modalità utilizzate sono molto più importanti delle parole che alla fine le sintetizzano.
  • L’uso del corpo e della comunicazione non-verbale sono uno straordinario mezzo di relazione interpersonale, la cui presa di coscienza può aiutarci a condurre le attività in modo diretto e senza troppe spiegazioni, sfruttando al meglio le energie presenti nel gruppo.
  • Se come insegnanti ci fidassimo di più delle capacità dei bambini, del fatto che non sono così sovrastrutturati come noi; se riuscissimo a non decidere noi come potrebbero sentirsi e ci lasciassimo andare, osando metterci alla prova e a proporre attività e repertori “diversi” da quelli che conosciamo, utilizzati spesso solo per abitudine, la nostra vita scolastica potrebbe essere apparentemente un po’ più faticosa ma molto più gratificante e piena di energia!
  • Chi lo dice che non si possa iniziare la giornata con attività di movimento e musica, come una bella attività di presentazione, di saluto o di spostamento dei banchi per fare spazio? E perché non inventarsi momento musicali, anche per andare a prendere oggetti necessari allo svolgimento di attività, come sonorizzare l’andatura dei compagni? In questo modo, così come nell’uso della comunicazione non verbale, costringiamo bambini e ragazzi all’attenzione!
  • Chi lo dice che ragazzi vivaci non possano imparare a controllarsi, favorendo l’uso del corpo (è anche un modo per conoscerlo!)?

Molto altro è emerso, di positivo e interessante. E anche meno: ma sulle strutture fatiscenti, il poco spazio a disposizione, l’ingerenza delle famiglie, la sordità dei Ministri non è proprio il caso di soffermarsi.

Di nuovo grazie e, tanto per essere banali dal titolo alla fine: arrivederci Roma!

Corso di formazione a Roma

Corso di formazione La didattica dell’ascolto nella scuola di base a Roma!

Come vi accennavo nel post precedente  nel nuovo sito della casa editrice Progetti Sonori viene dato rilevo alla parte dedicata alla formazione, dato che la casa è ente accreditato dal MIUR per la formazione dei docenti.

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Scorrendo verso il basso sulla barra di destra potete accedere alle caselle informative.

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Ebbene, stamattina sono andata a curiosare se c’era già qualcosa sul nostro corso ed eccolo!

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Trovate tutte le informazioni cliccando sul titolo del corso all’inizio del post, o qui o ancora al link:

http://www.progettisonori.it/shop/formazione/la-didattica-dellascolto-nella-scuola-di-base/

La scadenza per le iscrizioni è il 7 marzo! Affrettatevi (ma non correte troppo… Diciamo pensateci un paio di secondi e poi iscrivetevi)!

A presto!