I “poteri magici” del fare musica: troppa politically correct in giro?

Mi sono un po’ stancata di ricevere articoli entusiasti che esaltano la musica come qualcosa di magico che favorisce lo sviluppo di un sacco di capacità e qualità e questo è un ottimo motivo per studiare musica, iscrivere i propri figli a scuola di musica e incentivare l’attività musicale… Il che naturalmente è verissimo, e il fatto che ci siano molti studi che lo confermano ci rende felici felici.

Però…

Non viene il dubbio anche a voi che si dovrebbe pensare anche al “come” si fa questa musica? Come viene proposta e/o come viene vissuta/percepita da chi la fa? Perché sicuramente la musica sviluppa aree del cervello e connessioni neuronali particolari- e un sacco di altre cose- ma se l’allievo ha la testa nel pallone, nel gioco del tablet o nella morosa, sviluppa poco… E se chi la fa fare propone attività ripetitive e noiose, o si porta in aula le proprie frustrazioni, alimenta poco… Chi vi sopravvive ha un suo interesse e una propria resilienza, chi non ce l’ha si dedicherà presto-presto al pallone/tablet/morosa… Sapevatelo (come si dice per fare gli spiritosi)!

In ogni caso: continuiamo a insistere perché la musica si faccia e si faccia bene e insegniamo a proporla bene (che non si fraintenda il messaggio).

Buona continuazione d’estate!

Annunci