Il sale della terra

locandina

Durante la settimana di ferragosto il cinema della città in cui vivo ha messo in programmazione “Il sale della terra”, il docu-film di Wim Wenders e Juliano Ribeiro Salgado sulla vita del fotografo Sebastiao Salgado.

Avevo visto la conferenza di Salgado su TED seguendo un corso sulla comunicazione efficace, conferenza in cui Salgado racconta molte cose che poi ho ritrovato nel film.

Il film è meraviglioso! Per la serie di fotografie di grande impatto, per il racconto in sé, per l’umanità che trasmette.

Le riflessioni che si possono fare sono tante. Ad esempio la passione per l’arte fotografica che a un certo punto ha preso il sopravvento su una già avviata brillante carriera di economista; la capacità di stare in luoghi pericolosi ore e ore, in posizioni scomode per realizzare uno scatto; lo spirito di adattamento; la vivacità nell’ osservare e riflettere, mai banale. Ma anche il fatto che stare a contatto con la morte può far ammalare e morire, la capacità di autoascolto, la cura di sé attraverso la cura dell’ambiente… È suggestiva la coincidenza dell’aridità del proprio corpo con quella della propria terra, ed è significativa la determinazione nel voler rinascere. Mi ha fatto ricordare il racconto dell’uomo che piantava gli alberi, di cui c’è un bellissimo film d’animazione di Frédérick Back tratto dal romanzo di Jean Giorno, vincitore del premio Oscar per il miglior cortometraggio d’animazione nel 1988. Va di moda parlare di resilienza e certamente Salgado mostra nella propria vita le mille vite che possiamo vivere. Tutti.

Altre riflessioni ci sarebbero da fare: dalla feroce “abitudine” dei governi africani di “sfrattare” milioni di persone costringendole ai flussi migratori di cui abbiamo notizie ormai quotidianamente, al miraggio non impossibile di ricostruire un ambiente florido, di riavvicinarsi alla natura e alle origini. Ma di questi aspetti non mi occupo, e direi delle banalità.

In questo blog, invece, dove comunque ogni tanto amo prendermi una pausa dal tema principale, vorrei però sottolineare due aspetti.

Il primo riguarda la capacità di Salgado di “sentire” qual era il proprio talento e la determinazione nel perseguire una collocazione sociale, creando una situazione pratica che gli consentisse di esprimerlo, questo talento. Troppo spesso, nel mio campo, si parla di talento come di una capacità spirituale e misteriosa di cui è il mondo che dovrebbe accorgersi. Ma non funziona così. Tutti coloro che hanno capito di avere una predisposizione particolare (non importa se da piccolissimi o da adulti come è accaduto al grande fotografo) e hanno potuto poi collocarsi nella propria società attraverso queste capacità, hanno dovuto crederci, studiare, lavorare, perfezionarsi ma anche intessere relazioni sociali e commerciali. L’arte scollegata da questi aspetti pratici rimane nella testa di alcuni come un mondo a sé, ma irreale. Le biografie degli artisti che hanno vissuto della propria arte sono, in gran parte, lì a dimostrarlo.

Il secondo aspetto riguarda l’avere cura. L’avere cura di sé, del proprio lavoro, della propria vita. Questo penso abbia consentito a Salgado di sopravvivere e di vivere pienamente, anche nei momenti più drammatici.

Anni fa mi ritrovai, mio malgrado, a rimproverare un gruppo di corsisti della “poca cura” che dimostravano nel lavoro di formazione che si andava facendo. Poca cura e grande superficialità nel prepararsi, nell’organizzare i materiali che servivano durante il corso, nel predisporre i lavori da presentare ai propri colleghi. Chiesi loro di riflettere se l’agire come cattivi studenti li avrebbe potuti portare ad agire da buoni insegnanti, convinta che “l’avere cura” faccia parte di un modus operandi cui non si può rinunciare.

In fondo, nel Vangelo (Matteo 5,13), si legge: “Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.”

E l’avere cura  di sé e di ciò che si fa porta tutti noi a mantenere il sale della terra saporito, e utile al mondo.

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