Il coro è misto

Una delle esperienze più affascinanti della composizione novecentesca è quella che utilizza la cosiddetta “spazializzazione del suono”, nella quale le fonti sonore sono distribuite nello spazio, rispetto agli ascoltatori, in modo diverso dal tradizionale palcoscenico di fronte al pubblico. Generalmente, anzi, la musica “spazializzata” si “crea” letteralmente intorno a chi ascolta, suscitando nei fruitori sensazioni acustiche ed emotive davvero particolari. È quello che avviene nei cinema con il Dolby surround, tanto per capirsi.

Alcuni compositori hanno ripreso questa idea, che se ricordo bene nasce in ambito di musica elettroacustica ed elettronica, riportandola in ambiti compositivi più tradizionali, come la musica strumentale e quella vocale.

Se vi è capitato di partecipare ad un concerto dove i coristi si sono disposti intorno a voi (vi sono composizioni sacre del novecento scritte in questo modo), ne sarete rimasti piacevolmente colpiti. Le voci si richiamano l’una con l’altra creando fasce sonore avvolgenti e “piene”.

Molto spesso i gruppi corali che sperimentano questo tipo di composizioni ne rimangono affascinati, tanto che i direttori a volte riprendono l’idea della spazializzazione anche in repertori che non ne portano l’indicazione, ma che per modalità compositiva si prestano ad essere eseguiti in formazione “mista”, mescolata intorno al pubblico.

Ciò ha anche indubbi vantaggi sulla crescita del gruppo: ogni corista deve esse sicuro della propria parte e non può “appoggiarsi” al vicino; ci si deve ascoltare all’interno del gruppo e sentire il risultato sonoro “al centro” della posizione, cosicché  la direzione del suono obbliga una fusione delle singole emissioni.

Se è prematuro per il vostro gruppo, iniziate mescolando le voci tra loro, matenendole nel tradizionale “semicerchio da palco” e non lasciandoli isolati, ma almeno a due o tre della stessa voce. Proponete poi di cantare un brano che state studiando camminando per la sala-prove (anche se è piccola), in modo che le voci si mescolino nello spazio in modo casuale. E provate ad avvicinarvi gradualmente al repertorio spazializzato, o a rendere in questo modo un brano che si presta particolarmente a questo effetto.

Ne rimarrete entusiasti!

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