Strumentisti-educatori

Lo strumentista-educatore è un personaggio che non piace molto. Per questo, probabilmente, è davvero raro incontrarlo.

Lo strumentista medio, in generale, è molto preso dalla specificità del proprio strumento. Pensa che lo scopo dell’imparare a suonare sia quello di fare esattamente ciò che dice il proprio insegnante. E se gli capitasse di insegnare è indiscutibilmente certo di dover ripristinare ciò che è stato insegnato a lui. La sua idea di Maestro è quella con la Lettera Maiuscola, e quella di allievo è, ovviamente scritta non solo a lettere minuscole ma anche con un corpo del font il più ridotto possibile.

Non è cattivo, ma convinto che lo disegnino così.

Le prime cose da apprendere sono la buona impostazione e gli esercizi di tecnica. La sola idea che un bambino o un principiante di qualsiasi età provi a suonare sulla tastiera con un dito solo, a usare il violino senza aver capito come si tiene l’archetto, a “camminare” sui tasti di una chitarra scoprendo che ne esce una scala, a soffiare dentro una bottiglietta per capire come dosare il fiato che gli servirà per suonare un clarinetto o un flauto, lo fa rabbrividire, così come trova impensabile utilizzare rumori o suoni strani, che pure ogni strumento emette, come possibilità da utilizzare. Tantomeno gli viene in mente che il repertorio contemporaneo spesso utilizza questi effetti: non lo conosce e non gli piace, e quindi non lo considera, così come ipotizzre che l’allievo stesso possa inventarsi un pezzo per esguirlo gli sembra un’eresia.

Tratta il principiante alla stessa stregua del diplomando, per cui se non si studiano almeno tre ore al giorno, ben suddivise tra tecnica, studi e repertorio, conviene neanche cominciare l’esperienza.

Purtroppo la maggior parte degli allievi è priva di talento, questione su cui medita senza capacitarsi come sia possibile.

Se lo strumentista-medio non fosse medio, gli venisse in mente che si può imparare anche oralmente, riflettesse sul fatto che nessuno mai ha negato l’importanza dello studio della tecnica, ma che è una necessità che si può conquistare gradualmente, se, soprattutto, prima dello strumento ci fosse la musica, in tutte le possibili accezioni che possiamo dare a questo termine, e prima ancora il pensiero che nel lavoro dell’insegnante c’è un incontro tra persone e questo aspetto viene prima di tutto, la figura dello strumentista-educatore coinciderebbe con quella del musicista-insegnante.

E in qualche caso, per fortuna, tutto questo avviene.

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