La curiosità è pedagogica

Uno degli aspetti principali che si studiano in pedagogia è la “relazione educativa”, ossia il fatto che, volenti o nolenti, quando ci si trova in una situazione di insegnamento/apprendimento c’è sempre un rapporto interpersonale.

In realtà la “relazione educativa” è complessa: e quando mai in pedagogia c’è qualcosa di semplice! Ma non è complessa solo in questo senso, è complessa perché si riferisce a tutto il sistema di relazioni di cui si deve tener conto: i legami con gli altri, certo, e poi tutte le relazioni connesse con l’ambiente in cui viviamo, lavoriamo e si esplica la “relazione educativa”, compresi quindi gli aspetti sociali e culturali più ampi del solo ambiente scolastico, la comunicazione dei contenuti e tutto ciò che vi viene in mente. E i legami non solo tra l’insegnante e tutti questi aspetti, ma anche che questi aspetti hanno tra loro. Quella che si chiama la “sistemicità dell’evento educativo”, il “sistema di sistemi” delle relazioni nell’ambito dell’educazione.

Vabbé.

Pensiamo solo a quello che è il cuore della “relazione educativa”, cioè il rapporto insegnante alunno/i (sostituite pure con allievo/i, studente/i, discente/i, o quello che volete, in questo momento non stiamo qui ad andare troppo per il sottile).

Ecco. Concretamente stiamo parlando di qualcosa di molto serio. La maggior parte degli insegnanti con cui ho lavorato si pone in un atteggiamento di giudizio nei confronti dei propri allievi (se non di pre-giudizio): ah, i fraintendimenti della valutazione iniziale!

Perché, invece, non avere un atteggiamento di curiosità? Gli allievi sono persone, non importa se di tre, sei, dieci, dodici, quindici o diciotto anni! Sono persone, con una loro personalità, delle loro idee, un loro sapere, anche se spesso ingenuo (e su quello lavorano gli insegnanti, no?), delle proprie caratteristiche, dei propri tratti distintivi (da quelli somatici, a quelli caratteriali…). Non siamo obbligati ad amare i nostri allievi, né dobbiamo salvarli da qualcosa, ad es. chiedendoci perché si comportano in un modo diverso da quello che secondo noi sarebbe migliore o “più normale”: non fate gli psicologi in classe, non più del necessario, almeno. E nemmeno noi dobbiamo risultare per forza simpatici a tutti! Ma la curiosità è senz’altro un modo di “entrare in relazione” positivo, aperto, e utile e, perché no, anche divertente: può consentirci di scoprire lati insospettati, far emergere capacità e abilità che non hanno paura di mostrarsi, proprio perché stimolate dalla nostra curiosità. È, probabilmente, il modo migliore di dare a tutti la possibilità di percorrere a modo proprio la strada che dobbiamo fare insieme. Che è solo una parte della vita. Ma può cambiarla un po’, per entrambi. In meglio.

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