Settembre, andiamo…

È arrivato. Anche quest’anno. Cosa rappresenta settembre per ognuno di noi?

Brigitta se lo chiede, ripensando alle diverse persone che ha incontrato negli ultimi giorni…

Marco: preso dalla sua vigna e dalla vendemmia. Per lui settembre è la raccolta dei frutti del lavoro di tutto l’anno.

Raffaele: ritorna in ufficio e in realtà non vedeva l’ora; non ama “staccare la spina” e non si gode le ferie più di tanto, non sa mai cosa fare.

Chiara: le ha inviato una vignetta satirica con due giovani donne, una dice: “È lì che urla e strepita che non vuole andare a scuola”, l’altra risponde: “Son tutti uguali ‘sti ragazzini” e la prima: “Ma che ragazzini, è mia madre che fa l’insegnante e non vuole riprendere”. E Infatti Chiara sottolineava la vignetta con un “Domani riunione di inizio anno: NOOOOOO!”

Luisa: devo fare la spesa, ho il frigo vuoto, mi accompagni? Trillava il suo sms.

Brigitta sorride tra sé e sé. Anche per lei settembre è il mese del “si ricomincia”. Ma quest’anno ha deciso di iniziare con un “saggio di inizio anno”. I ragazzi, come compito, dovevano inventarsi un brano adatto a rappresentare i suoni dei pastori che migrano dai monti verso il mare. Immaginare di rappresentare con suoni, musiche, melodie, rumori anche, perché no, ma non per forza onomatopee, meglio rappresentazioni simboliche, cui loro stessi attribuiscono il significato dello scalpiccio delle pecore, dei latrati dei cani, dei profumi del bosco, della salsedine del mare che si avverte già un lontananza, dei colori del sole… Insomma, dipingere un quadro con i suoni, costruire un vero e proprio brano musicale da suonare insieme.

Brigitta è molto curiosa di sentire il risultato. Non ha particolari aspettative, ma sa che i ragazzi si sono trovati qualche volta, sia per “buttare giù le idee” sia per provare l’esecuzione. Un ottimo modo per studiare, stimolarsi a vicenda, ragionare musicalmente. Che è l’obiettivo più importante. E che a volte, perseguito attraverso attività diverse dalla mera esecuzione, portano maggior arricchimento proprio all’esecuzione stessa dei brani di repertorio.

E pensando al suo saggio di inizio anno, ripete fra sé la poesia di D’annunzio:

I pastori

Settembre, andiamo. È tempo di migrare.
Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all’Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.

Han bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d’acqua natia
rimanga né cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d’avellano.

E vanno pel tratturo antico al piano,
quasi per un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
conosce il tremolar della marina!

Ora lungh’esso il litoral cammina
La greggia. Senza mutamento è l’aria.
Il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquio, calpestio, dolci romori.

Ah perché non son io cò miei pastori?

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