È bello ciò che è bello…

In un Ferragosto non troppo afoso, anche Padova -notoriamente quasi impossibile da frequentare in questa stagione- si presta per una passeggiata nel tardo pomeriggio.

Un salto dal gelataio artigianale, omonimo della marca di un ottimo cioccolato: delizia per il nostro palato! Avviandoci verso il caffè Pedrocchi, anche le nostre orecchie vengono deliziate. Accanto al grande magazzino, aperto (!) in quella che un tempo era la giornata delle città deserte e delle grandi serrate -a conferma che, non solo per il clima, non ci sono più i ferragosti di una volta- un ragazzo suona la fisarmonica, attirando sguardi e sorrisi dei passanti. Il musicista si esibisce con brani noti dal repertorio “classico”: L’aria di Figaro del Barbiere rossiniano, La Toccata e Fuga in re minore di Bach, …

È decisamente bravo! La musica è interpretata con attenzione per i particolari, correttezza e sfumature musicali che emozionano. La gente si ferma, con espressione felice sul volto. Gli applausi scrosciano al termine di ogni brano, le monete riempiono volentieri il bicchierino. Qualcuno va a stringergli la mano, i complimenti si sprecano. Lui è quasi schivo, ma soddisfatto di questo successo. E poi riesce a vendere parecchi cd che ha in bella mostra sul fodero dello strumento. E ricomincia a suonare, e a deliziare chi passeggia.

“Vedi”, commenta chi è con me, “come la gente, quando «è libera», riconosce il bello, e la bravura? Nessuno obbliga queste persone a fermarsi ad ascoltarlo, tantomeno a fargli un’offerta, i complimenti o comperare il suo disco. Ma la musica «passa», emoziona. Nessuno qui sta a pensare che è musica «classica», che è suonata sulla fisarmonica o altro. Semplicemente «coglie» che questo è un musicista, e gli trasmette qualcosa. E basta.”

Anni fa ho letto un bellissimo libro: M.Costa, L.Corazza, Psicologia della bellezza, Giunti editore, in cui sostanzialmente (cito a memoria, quindi non in modo preciso) si spiega come esistano dei canoni di bellezza universali che, per quanto riguarda ad esempio le arti grafiche, corrispondono grossomodo alle relazioni della sezione aurea, o, per quanto riguarda i volti, si riferiscono a particolari più femminili/infantili rispetto a quelli definiti più maschili. Fornendo esempi di variazioni di immagini si fanno notare le diverse percezioni che ne abbiamo. Ciò sembra appartenere in qualche modo a tutti gli esseri umani. Di più: si spiega come la teoria evoluzionistica non sia esclusivamente legata alla “conservazione” della specie, ma al miglioramento vero e proprio della specie, anche in termini di “bellezza” (notiamo tutti che le nuove generazioni sono “più belle” di quelle passate) e non solo di “sicurezza” (altrimenti il pavone non avrebbe una coda così lunga, che di fatto intralcia la fuga da eventuali predatori). Non mi sembra che nel testo si parlasse della bellezza in campo uditivo. Ma viene naturale pensare che qualcosa di analogo a quanto emerso dagli studi sulle immagini e arti visive riguardi anche l’ambito sonoro/musicale. Con buona pace di chi si riempie la bocca della parola “cultura” e ne ha un’idea elitaria, pensando ancora che la si debba comprendere a tutti i costi. Se questo può essere importante, non dimentichiamo che lo sono anche di più le sollecitazioni emotive che le diverse forme d’arte ci consentono di vivere. Immergersi nella bellezza, anche casualmente come durante una passeggiata in cui sentiamo suonare bene musica bella, può farci sentire meglio, stare meglio e vedere il mondo con altri occhi. Desiderosi, forse, ancora di bellezza. E di pace.

E di questi tempi non è poco.

Annunci