E se ripartissimo dall’ascolto (di quello che ci sta intorno)?

Si chiama biowatching e dà un nome nuovo a quello che facevano un tempo genitori e/o nonni: semplicemente girare per i luoghi prestando attenzione a ciò che ci circonda. I più fortunati hanno potuto farlo a contatto con la natura, ma comunque fermarsi ad osservare una foglia caduta in autunno, un fiore che spunta da un giardino o da un balcone, la tela di un ragno illuminata dal sole (spesso fa un piccolo arcobaleno, ve ne eravate mai accorti?), da che parte va’ la corrente nei canali a Venezia quando la marea sale/scende, il canto di un uccello nascosto tra i rami o appollaiato su un tetto… Tutto questo è un parente alla lontana di quello che oggi si chiama biowatching. Ci pensavo, in vacanza, quando ho avuto il piacere e l’onore di conoscere il suo inventore, Francesco Mezzatesta, fondatore della Lipu e personalità di spicco nel mondo che si occupa di natura. Ci pensavo perché mi sono accorta che vi sono bambini che vanno al mare e non sentono neppure il rumore della risacca, frastornati dalla musica di villaggi turistici o arenili attrezzati. E ragazzi che vanno in montagna con le cuffiette nelle orecchie…

Nessuna presa di posizione pro o contro qualcosa o qualcuno, ci mancherebbe.

Ma, spenta la musica, almeno ogni tanto, fermiamoci. Fermiamoci con loro (certo con i piccoli è sempre più facile) e guardiamoci intorno, osserviamo, respiriamo un po’ di natura e… ascoltiamo. Se ci interessa potremmo tentare di indovinare la sagoma di un uccello che vola, o il verso che fa… Chissà come si chiama, come vive, di cosa si nutre… (il vero biowatching ovviamente porta anche verso queste curiosità da soddisfare e quindi verso una cultura della natura da ritrovare, prima che si perda o rimanga sapere di poche persone, canute da tempo). Ma inizialmente possiamo anche solo accontentarci di meravigliarci davanti alle mille forme che assumono le piante, ai suoni che insetti e animali sono in grado di produrre. E stare lì, con loro.

Insegnanti di musica potrebbero stimolare i propri alunni a portare dalle vacanze delle “cartoline sonore” dei luoghi visitati: non necessariamente registrati, ma annotati e poi ricomposti in medley da eseguire in classe coi compagni… (con la voce o con qualsiasi “cosa che possa suonare” a disposizione; se registrati, invece, un bel lavoro con l’aiuto della tecnologia?).

Gli insegnanti di strumento potrebbero spingersi oltre e proporre di inventare veri e propri brani musicali che contengano i suoni ascoltati durante le vacanze, riproposti in forma più onomatopeica o più “artistica” in proprie invenzioni musicali: brani sicuramente studiati e interpretati perché vissuti profondamente dall’allievo. Magari da utilizzare come spunto per studiare poi composizioni celebri ispirate alla natura…

Pensateci!

Ma prima, godetevi un felice ferragosto!

grano e margherite

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