Arrivo a Nonsololì

rana cantante

Un piccolo comitato d’accoglienza la stava aspettando.

Ranocchietta Ranocchini si sentì come una diva del cinema. Il Direttore Operatore in persona, insieme alla sua segretaria e ad alcuni insegnanti le si fecero intorno, appena scesa dall’OcaGiuliva.

“Com’è stato il volo?”, “Si sente stanca?”, “Che piacere conoscerla!”. E lei era tutto un sorriso e una risposta. Poi tutti insieme al “MoZquitos”, un locale allegro e accogliente, ma al tempo stesso raffinato, dove le parve di gustare gli insetti freschi più buoni che avesse mai mangiato. E anche lì, tra una chiacchiera e l’altra, si sentì come tra amici.

Le sembrava incredibile!

“Ma come fate?”, si era lasciata sfuggire verso la fine della cena, forse a causa di un liquorino dolce alla mosca tzè-tzè.

“Siamo molto fortunati” le aveva spiegato il Direttore operatore. “Abbiamo potuto creare il nostro istituto su delle basi culturali nuove e avere carta bianca per la gestione. I collaboratori vengono selezionati accuratamente, con l’aiuto di consulenti esperti in questo settore, che oltre a verificare e valutare le competenze professionali, si accertano dell’aspetto emotivo-motivazionale, della capacità di lavorare in gruppo, della volontà di entrare a far parte di un contesto in cui il lavoro sia prima di tutto piacere di fare: di fare musica, di insegnare musica, di lavorare insieme, senza arrivismi o competitività negative.

Ma soprattutto non si resta qui a vita, ci si deve muovere, dare da fare, ma senza stress eccessivo. Insomma cerchiamo sempre di trovare un equilibrio, il benessere per chi lavora e per chi studia da noi. Per fortuna ci è possibile farlo, mentre so che nei Grandi Stagni, come a Nonsoloquì, una gestione di questo tipo non è nemmeno immaginabile, essendoci una situazione politica più macchinosa e molto diversa da qui. Siamo piccoli, ma possiamo gestire le nostre risorse, siamo tenuti a farlo con correttezza, ma anche con una certa libertà. E questo ci permette, ad esempio, di invitare ogni anno qualche esperto esterno a tenere dei seminari rivoluzionari,  o qualche musicista che opera nel mondo dello spettacolo, o nei teatri, o in grandi o piccole orchestre, a venire qui a portare la sua esperienza ai nostri studenti. Piccole cose, da affiancare ai percorsi di studio, in modo da tenere viva l’attenzione e la curiosità dei nostri allievi. E dei nostri collaboratori.”

“È davvero una fortuna poter lavorare così!” Concluse Ranocchietta Ranocchini, tra la sensazione di essere felice, per il fatto di trovarsi lì, e quella di sentirsi amareggiata, per il fatto di vivere e lavorare a Nonsoloquì (e adesso, dopo questa spiegazione, con un aumentato senso di impotenza: allora davvero a Nonsoloquì non si possono cambiare le cose… Tutto perché siamo in un Grande Stagno burocratizzato…)… Ma forse era solo colpa del liquorino alla mosca tzè-tzè… E si lasciò andare a un buon sonno ristoratore.

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