Lorin Maazel: il direttore che sapeva “parlare” ai piccoli

Maestro-Lorin-Maazel

Di Lorin Maazel vorrei riportare un ricordo infantile.

Lo vidi alla televisione, dirigere il concerto di Capodanno, e mi colpì il suo sorriso. Il suo viso, ma anche il modo di comunicare con il corpo, erano gioia, la pura gioia del fare musica, il divertimento simile al gioco dei bambini, tutti compresi nel “fare”. Era come se il suo modo di dirigere, un concerto “leggero” per carità -non è che si possa eseguire qualsiasi cosa con il sorriso stampato in faccia, col rischio di passare per idioti- era come, dicevo, se il suo modo di dirigere comunicasse direttamente al mio spirito bambino e mi facesse gioire insieme a lui e all’orchestra di quella musica.

Sulla percezione “visiva” delle persone che fanno musica ho dovuto poi confrontarmi da adulta, di fronte a bambini e ragazzi che mi chiedevano perché molti musicisti “classici” sembrano quasi arrabbiati, o troppo seriosi mentre eseguono musica, trasmettendo all’occhio un senso di fatica che non si avverte in chi sorride o comunica gioia attraverso il linguaggio non verbale.

Penso che una delle cose che grandi musicisti, e veri talenti come Lorin Maazel innegabilmente è stato, possano insegnarci, sia anche questo: riuscire a “parlare” ai non intenditori, agli animi fanciulli, trasmettendo quel senso di leggerezza che il fare musica sentitamente comporta, e che è bello anche vedere, oltre che sentire.

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