E se la pedagogia avesse a che fare col marketing? (terza puntata)

ikea

Piaccia o no, non si può far finta che il “fenomeno-Ikea” non abbia in qualche modo influenzato il mercato, le idee, il design. Chi più, chi meno, del settore e affini, ha dovuto tenerne conto.

Sfogliatevi un qualsiasi catalogo, e troverete scarpiere utilizzate come porta-cd, materassi rivestiti con stoffe colorate usati come divani per i bambini, pensili da cucina montati nello studio da manager… Naturalmente non è tutto innovativo: ma proporre quasi tenacemente al proprio pubblico di lavorare con la fantasia, di non vedere il mobile o l’oggetto funzionale solo a quello per cui è stato costruito è una splendida metafora della dinamicità, contrapposta alla staticità.

Nell’evento educativo l’insegnante “statico” fatica a ipotizzare qualcosa di diverso da quello che ha vissuto, a vedere le cose da altri punti di vista, ad usare strategie invece che metodi preconfezionati, a dare priorità a cose diverse da quelle che ce l’hanno secondo la propria scala di valori. Ad es. l’insegnante di strumento “ansioso” ha bisogno di curare fin dalla prima lezione la buona impostazione (senza nemmeno chiedersi cosa significhi questa espressione), insegnare la lettura delle note, invitare l’allievo a fare il suono bello…

L’insegnante dinamico mette questi obiettivi in un ordine diverso, in base all’allievo che ha di fronte: lo osserva, vede come reagisce di fronte alla relazione gesto/effetto sonoro. Sa che, salvo eccezioni, ci vorrà tempo per ottenere certi risultati e propone attività diversificate in modo da promuovere lo sviluppo delle diverse abilità: così il suono bello potrà arrivare accanto ai suoni brutti, usati comunque per fare musica; la lettura arriverà insieme al canto e ad attività ritmiche; il lavoro si realizzerà con lo strumento, ma anche senza (si può suonare  a orecchio, o inventare musica, oltre che eseguirla).

Naturalmente non ci si improvvisa insegnanti dinamici: ci vuole un po’ di lavoro e la voglia di mettersi in gioco. Con gioia, allegria e fantasia. Ma anche sicurezza, lettura critica della realtà, strumenti di lavoro affinati. Così la scatolina pensata come porta penne, per essere utilizzata in cucina, viene costruita scegliendo il materiale e pensando alla forma in modo da potersi adattare ai diversi contesti in cui vogliamo usarla. Senza rompersi.

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