La scuola capovolta

Su Io donna del 15 marzo si parla delle esperienze scolastiche proposte attraverso modalità innovative.  Grazie alle nuove tecnologie.

Le nuove tecnologie sono uno strumento formidabile per provare nuove strategie di insegnamento, ma quello che viene qui descritto -senza nulla togliere alle iniziative- si chiama, su quei libri poco amati che si occupano di insegnamento (chissà perché, solo per il fatto che siamo tutti andati a scuola pensiamo di sapere cosa voglia dire insegnare e per chi dovrebbe occuparsi delle tecniche di insegnamento invece è, a seconda dei casi, una noia mortale o un’inutile perdita di tempo) si chiama, dicevo, o problem-solving o cooperative-learning. Che a dirla a pane e salame significa: fare lezione attraverso discussioni e attività di gruppo, nelle quali si problemizzano le questioni, si ipotizzano soluzioni, si intersecano le idee, si costruisce l’apprendimento. Perché, se lo leggete bene questo articolo, ciò su cui puntano gli insegnanti è la critica alla tradizionale lezione frontale-accademica. Che mantiene alcune sue validità, ovviamente, ma che è da molto tempo ritenuta eccessivamente unidirezionale. Si preferisce quindi alternarla a momenti più collaborativi, usarla più che come lezione come momento tra diverse attività.

La usava il maestro di scuola elementare, già negli anni ’70, quando ad es. faceva riflettere su come fosse possibile risolvere il seguente problema: per misurare quanto è lunga la parete dell’aula usiamo i passi. Come mai il numero di passi del maestro è  minore di quelli di Marco (il più alto della classe) che sono comunque meno di quelli di Sebastiano (il più piccolo della classe)?

La usava l’insegnante di lettere alle medie per insegnare a discutere di attualità, e di come arrivavano le notizie dai giornali.

La utilizzava l’insegnante di filosofia, nel triennio delle superiori. Un modo per “fare filosofia” prima che “studiare -storia della- filosofia”. Così l’insegnante verificava se avevamo studiato cosa dicevano i filosofi, ma ci stimolava anche a ragionare su quegli stessi temi con le nostre idee da adolescenti.

Lo facevamo senza LIM e senza computer, ma il sistema era quello.

Tanto per ricordarci che se si conoscono le metodologie, non sono lavagna e gesso o Lim e tablet a fare la grande differenza.

Comunque leggetelo l’articolo. Lo trovate qui:

http://www.iodonna.it/attualita/primo-piano/2014/scuola-capovolta-liceo-piacenza-flipped-classroom-401957515705.shtml.

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