E se l’insegnamento avesse a che fare col marketing? (seconda puntata)

Riassunto della puntata precedente: Cos’è il marketing? E che cos’è l’insegnamento? Un gruppo di studenti si cimenta con le definizioni di marketing e scopre interessanti analogie con alcuni princîpi pedagogici.

Nella puntata di oggi: il gruppo analizza il Piano di Marketing e il Marketing Relazionale.

Il Piano di Marketing prevede:

  1. Analisi dello scenario interno dell’azienda.
  2. Analisi dello scenario esterno.
  3. Segmentazione del mercato.
  4. Analisi della domanda.
  5. Scelta del/dei segmento/i di mercato su cui operare.
  6. Studio della concorrenza.
  7. Verifica e confronto di punti di forza e di debolezza della nostra azienda e delle aziende concorrenti.
  8. Individuazione del vantaggio competitivo e del posizionamento di mercato.
  9. Verifica e confronto delle minacce/opportunità di mercato.

10. Determinazione degli obiettivi di marketing.

11. Decisione sul budget da destinare alle leve operative del marketing-mix (prodotto/servizio; prezzo; distribuzione; comunicazione).

Il Marketing Relazionale è la branca del marketing che permette di accrescere e migliorare i rapporti tra azienda e cliente, rendendoli duraturi e riconoscendo nelle esigenze del cliente stesso il fulcro e il motore delle strategie aziendali.

Attraverso lo studio dei consumatori, dei loro bisogni, dei loro gusti e delle loro abitudini, il marketing relazionale favorisce la creazione di segmenti di utenza verso i quali attuare un processo di comunicazione mirato con proposte do prodotti mirati e proposte commerciali mirate.

Cosa accade nell’insegnamento?

L’aspetto relazionale è il fulcro dell’evento educativo. Si riconosce che, comunque vada, la relazione tra insegnante e allievo esiste, e più questa relazione è positiva, migliori saranno le risposte nel percorso di insegnamento/apprendimento. Attraverso la conoscenza, almeno generale, delle caratteristiche degli/le allievi/e in base all’età (studio della psicologia dell’età evolutiva) e l’osservazione diretta degli/le allievi/le intesi/e come persone uniche nel qui e ora, la relazione favorisce l’uso di strategie metodologiche e di una comunicazione adeguata, in modo da ottenere un percorso educativo mirato a quel/la determinato/a allievo/a o gruppo di allievi/e.

Il Piano di Marketing assomiglia alle informazioni che l’insegnante deve assumere in relazione a:

  1. il contesto educativo in cui opera (quella determinata scuola: SMIM “Dante Alighieri” di Sottosopra, con 500 alunni –e relative famiglie alle spalle, di cui due terzi semidisagiate- 40 aule, 10 collaboratori, di cui un terzo sfaccendati, una segretaria gentile, un preside di poche parole, duecento insegnanti, di cui 30 assenteisti, 25 sull’orlo di una crisi di nervi, 40 in fremente attesa di andare in pensione, 105 tra il discreto e l’eccellente in quanto a voglia di fare, entusiasmo, capacità di lavorare in team),
  2. all’interno del contesto socio-culturale (l’ambiente in cui è inserita la scuola: Sottosopra è alla periferia di Milano, alle isole Tremiti, in centro a Roma o nella campagna parmense?),
  3. con quale ruolo e target? (Insegno italiano, educazione musicale o chitarra, in questa SMIM?).
  4. Il target non è scelto: sono preadolescenti, in una SMIM, c’è poco da fare. (SMIM= Scuola Media ad Indirizzo Musicale).
  5. L’analisi della domanda del piano di marketing (cioè, l’analisi del modello di acquisto del cliente: che cosa acquista, perché acquista, chi lo acquista, come acquista, quanto acquista, dove acquista, quando acquista, a che prezzo), viene assimilato al bisogno di apprendimento, ai gusti, alle aspettative degli allievi in relazione all’imparare, nel nostro caso la musica e il suonare, e al come farlo a scuola.
  6. Lo studio della concorrenza è inteso come necessità di confrontarsi. Con gli altri colleghi, per capire meglio come sono i nostri allievi ai loro occhi, se i feedback che abbiamo noi sono analoghi o diversi da quelli che hanno loro, ecc. Ma anche in relazione alle possibili strategie metodologiche da utilizzare, per rendere più efficace il nostro lavoro sulla base di una comunicazione all’interno del team che lavora con gli stessi allievi.
  7. Necessità di autoverifica, autovalutazione dell’insegnante e del team docente.
  8. Già accennato al punto 3: chi sono e cosa faccio, all’interno di questa scuola? Qual è il mio ruolo? Attenzione a non fraintendere il proprio ruolo di insegnante: non è amico, non è genitore, non è collaboratore, non è Preside….
  9. Quali opportunità di crescita posso intuire per questi allievi?

10. L’insegnante deve programmare gli obiettivi educativi (che comprendono quelli disciplinari): la programmazione è una delle competenze da sviluppare, conoscendone le tecniche e i riferimenti teorici.

11. La programmazione si attua considerando anche le mie risorse personali, quelle dei miei allievi, quelle del team docente, i sussidi  e materiali che la scuola possiede, ecc.

Non è importante se per fare questo lavoro ci sono delle forzature: ciò che conta è essersi spremuti il cervello sulle questioni pedagogiche di base, a partire da un argomento diverso e abitualmente affrontato nei suoi aspetti strutturali.

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