L’esterofilia e le scelte formative degli altri

Ogni tanto si parla delle scuole all’estero come della manna dal cielo. Specie delle scuole del Nord Europa. Generalmente le informazioni che arrivano sono frammentarie, e quindi si fa fatica a cogliere il senso globale del discorso.

Una cosa però si tiene poco in considerazione, perché da noi fa veramente comodo non parlarne: ed è la formazione dei docenti.

Non è importante stabilire se è fatta bene o male, ma il fatto che ci sia e sia considerata piuttosto seriamente è fondamentale.

Ne parla un articolo recente sulle scuole in Finlandia, ne parlava l’esperienza Leonardo di qualche anno fa in relazione ai docenti di strumento.

Sì lo so, ho promesso che in questo blog non avrei parlato di politica scolastica, e infatti non intendo farlo. Ma una riflessione su quanto dal punto di vista culturale siamo ancora indietro, oggi me la concedo. Perché nessuna formazione da noi può funzionare davvero, anche se svolta dignitosamente, se poi non c’è la selezione. E su questo proprio è impossibile capirsi, ancora. Inutile, quindi, guardare quanto bravi siano all’estero, ammesso che lo siano. Forse hanno semplicemente deciso di lavorare diversamente, di investire diversamente nel futuro, di credere che davvero si possa fare qualcosa a partire da chi deve farla, la scuola. Qui la scelta politica va in un’altra direzione. A discapito dei nostri figli, ovviamente.

 

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