Chopin e la gioia del movimento

Il signor Mario era un signore anziano, che sapeva suonare il piano fina da ragazzo. Aveva ricevuto infatti una “buona educazione” ricco borghese, essendo di buna famiglia. Fondatore di un’azienda di successo, aveva lasciato ai figli il compito di portarla avanti, e si dedicava alle sue passioni: passeggiava per Venezia con la moglie, si concedeva qualche viaggio, si godeva i nipoti.

E suonava.

Di tutto. Dalle canzonette (Marina, Marina, Marina…. sembrava la sua preferita, oppure, chissà, era quella che ricordava meglio) agli studi di Chopin, in particolare “La caduta di Varsavia” e “Le farfallette” (ovvero: op. 10 n°12 e op. 25 n°1). Da quel che si capiva sentendolo dalle finestre, suonava a memoria. Le canzonette le accompagnava quasi sempre improvvisando e canticchiando con una voce baritonale ancora in forze; i brani del repertorio classico grossomodo vicini all’originale. Il bello è che si divertiva da matti, e se lo incrociavi e gli dicevi, con ingenuità infantile :”L’ho sentita suonare ieri pomeriggio”, rideva di gusto e commentava “Sì sì, ogni tanto ho voglia di tornare giovane. E poi così ho fatto ginnastica! Sai, quando suoni Chopin, niente ti fa sentire così “dentro al pianoforte”! Tutti pensano che stai svolazzando, e invece sei saldo e forte come a vent’anni!” E se ne andava compiaciuto, tenendo sottobraccio la sua signora.

Il Signor Mario aveva studiato da dilettante e suonava come se canticchiasse sotto la doccia.

Ma aveva capito tutto.

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