Delle note giuste e altre amenità

errori

Ho iniziato questo blog ironizzando su una generalizzata necessità dell’insegnante di strumento (specie quello alle prime armi) di sentire l’esecuzione precisa e corretta, al punto che spesso non sa resistere alla tentazione di intervenire direttamente. Ma rilassati! Hai a che fare molto spesso con bambini ancora così piccoli che per loro giusto e sbagliato è un concetto così lontano che devono ancora capire cosa intendi anche dopo parecchie lezioni. Oppure hai a che fare con ragazzi che intendono il suonare come momento liberatorio da dedicare a se stessi, visto che sono trattati quasi esclusivamente come studenti, sia a scuola che a casa. O ancora, ti ritrovi a lavorare con adulti così adulti che sono poco disposti ad imparare secondo il tuo concetto di precisione! Nessuno nega la necessità di insegnare a eseguire correttamente ci mancherebbe! La falsa didattica della creatività ha provocato probabilmente più danni di quanto si creda. La falsa didattica, però, attenzione! Quella che, appunto, ritiene che si possa far fare qualsiasi cosa agli studenti, a modo loro, senza dare un granché, “perché il sapere è dentro di noi e prima o poi lo troveremo”. Eccheè! Mica siamo all’interno di una setta religiosa a cercare La Verità!

Insomma: insegnare a stare attenti ed eseguire correttamente fa parte di un percorso che se è eccessivamente statico rischia di cristallizzare il fare le note giuste come unico scopo della vita, spesso a discapito di altri aspetti, come il bel suono ad esempio. Se è troppo rilassato rischia di lasciar fare qualsiasi cosa in qualsiasi modo, negando agli allievi di appropriarsi di strumenti adeguati per portare avanti un processo più profondo.

Come in tutte le cose vanno calibrati il quanto e il come intervenire, anche in base al dove e al chi. Chi mi sta di fronte? In quale contesto sto lavorando? Quali feedback mi arrivano da questo allievo in particolare? Perché è davvero molto diverso avere a che fare con un bambino di cinque anni, con uno di otto o  con uno di dieci, con un ragazzo di dodici, o di quindici o di diciotto…  Così come se insegno privatamente o nella scuola di musica o in una SMIM, o in un percorso professionalizzante… (E poi Giulia e Monica sono diverse tra loro e diverse da Paolo e Michele, e soprattutto sono diversi da me, da com’ero io alla loro età!)

È sempre una questione di osservazione e di capacità di dosare, come un bravo cuoco che in base agli ingredienti che ha a disposizione usa la propria fantasia e la propria competenza per fare un piatto sempre buono. Ecco quindi, caro strumentista che sei alle prime armi con l’insegnamento: calma, guarda cosa sta accadendo e chiediti se quello che tu proponi, domandi o imponi è compreso da chi ti sta di fronte. OK?

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