Appunti per un decalogo dei “musicistinsegnanti”

Quando inizia il percorso con i nuovi specializzandi, di solito li faccio riflettere sulle proprie competenze di musicista e cercare di capire come possano “travasare” queste capacità nel campo dell’insegnamento. Ne esce una sorta di “decalogo pedagogico” ancora da sbozzare ma già piuttosto ricco. Ecco alcuni esempi, in ordine sparso:

– Sono abituato a studiare, a cogliere il generale intravedendo i particolari e a stare sui particolari per inserirli nel generale. Posso utilizzare questa mia capacità per osservare i miei allievi, dandomi il tempo per conoscerli e pensare che ogni lezione è un particolare da inserire in un quadro più ampio. Posso usare questa capacità per avere la pazienza necessaria a fare il percorso insieme ai miei allievi. Ovviamente la mia capacità di studiare alternando la visione generale/particolare dovrò insegnarla anche ai miei allievi!

– Sono abituato a suonare con altre persone, o in diverse sale o con diversi strumenti (per organisti e pianisti): mi devo quindi adattare a diverse situazioni, sviluppare la capacità di relazionarmi con gli altri, suonare con loro negoziando insieme le nostre idee interpretative, tener conto di diversi tipi di acustica, e/o diverse “modalità di risposta” dello strumento (intendendo la “risposta fisica”, cioè la sensazione propriocettiva-constetica, insieme a quella sonora). Posso utilizzare questa capacità per cercare di essere un insegnante flessibile, che tiene conto del proprio ruolo in base alla situazione, al contesto, al tipo di allievo che ha davanti (inteso come età, livello di competenza, ma anche personalità/carattere…). Naturalmente suonare insieme può essere uno strumento da usare per insegnare queste cose anche facendo musica!

– Lo studio della musica è  fondamentale nella mia vita. La mia esperienza di musicista mi porta a trasferire a chi mi ascolta la mia passione. Potrei riportare questa competenza nell’insegnamento, cercando di suonare per i miei allievi, trasmettendo loro l’entusiasmo che provo e cercando di tirar fuori il loro. Tuttavia, in riferimento alla flessibilità appena citata, devo ricordare che il mio allievo non è me, non ha le mie stesse motivazioni, né i miei stessi gusti, né le mie stesse capacità, né i miei stessi obiettivi nella vita. Gli devo rispetto. Che non significa affatto accontentarlo e fargli fare quello che vuole, ma nemmeno imporgli sempre e comunque  dall’alto ciò che deve fare e come deve fare. Possiamo cercare insieme, quando è il caso, oppure posso mostrargli io la strada in altri casi. Non è il mio discepolo, né il mio specchio, ma una persona che cresce con la musica e attraverso al musica. E di questa esperienza decide cosa farsene. Ogni allievo ha la sua parte di responsabilità nel proprio apprendimento (ma ciò non significa abbandonarlo a sé stesso).

– Come musicista ho quindi sviluppato buone capacità sul fronte relazionale, di ascolto e attenzione, di memoria, di conoscenze. Molto spesso, ormai specialista, tendo a dare per scontate alcune questioni. La mia storia influenza la mia situazione attuale: può darsi che abbia fatto presto quand’ero un principiante, che non ricordi affatto come ho appreso alcune cose, che abbia fatto fatica ma ormai superata non stia lì tanto a pensare il come faccio una determinata azione con la musica. Come insegnante devo porre attenzione a non dare per scontate troppe cose, e sviluppare le mie capacità di studio e approfondimento in un campo diverso, cioè cosa significa insegnare e come si può fare, nel quale al momento sono un principiante, quindi in una situazione non lontana da quella di molti miei allievi.

– (ecc.)

In genere dunque i musicisti si accorgono subito di avere competenze facilmente trasferibili in campo pedagogico-didattico e di essere potenzialmente ottimi musicistinsegnanti. Quel “facilmente trasferibili” comporta in realtà un buon lavoro di sudio e approfondimento, accompagnati alla volontà di mettersi in gioco, all’esperienza e al buon senso, che in questo lavoro è un ingrediente indispensabile. Ma è “l’accorgersi subito” che può far scattare la molla verso un percorso davvero utile e spendibile. A tutti gi musicistinsegnanti in formazione, allora, un sincero augurio di buon lavoro!

P.S.: Voi cosa aggiungereste al posto di quell’eccetera nell’ultimo punto (che potrebbe moltiplicarsi in vai punti da aggiungere a questa bozza di decalogo)?

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